TUTTI  SANNO  CHI  E' ...  

MA  NESSUNO  SI  E'  MAI  CHIESTO  QUANDO  E'  NATO.

Ebbene si,la figura del DJ e' nata a PARIGI all’inizio degli anni Cinquanta,quando i bar si regalarono atmosfere piu’ ovattate ,illuminazioni a base di candele infilate  nel collo di bottiglie vuote e, negli angoli piu’ scuri,le nuove meraviglie della tecnologia,i giradischi.                                             

Nasce qui la figura del DJ ossia della persona destinata a decidere i dischi da far ascoltare e l’ordine con cui metterli in fila.Certo,all’epoca e per molti anni seguenti fu una figura di secondo piano,se non addirittura di scarsa caratura del pianeta notte.Troppo piu’ importanti erano ancora le orchestre e i cantanti,perche’ si potesse pensare a una reale investitura. Anzi a voler essere precisi nel febbraio del 1965,data d’apertura del Piper di Roma, la prima vera discoteca italiana,la pista da ballo viveva ancora sull’alternanza fra gruppi che rispondevano ai nomi di Rokes ed Equipe 84 e un dj,ovviamente, non era considerato loro pari.                                                                               

E’ di due soli anni dopo,pero’,l’inizio della loro scalata al titolo di “profeti della notte”.Nel 1967,nasce infatti a Rimini  l’Altro Mondo Studios,la prima maxidisco in cui sono migliaia i ragazzi felici di scatenarsi fra sedili ad ameboide di plastica colorata,navicelle spaziali e megaschermi a circuito chiuso.E,con le piste da ballo di grandi dimensioni,i dj hanno la piacevole sorpresa di veder sistemata la loro consolle in posizione rialzata e bene in vista,segno della loro maggior importanza nell’economia della serata.A partire dalla meta’ degli anni ’70,poi,i maghi del mixer mettono in mostra un altro aspetto della loro figura professionale,rivelandosi ottimi produttori musicali e grandi scopritori di talenti canori.La migliore testimonianza viene dal mitico studio 54 di New York,la discoteca in cui Steve Rubbel e Ian Schrager ebbero per la prima volta l’idea di far ballare fianco a fianco principi e idraulici (“princes and plumbers” per dirla nello stesso modo dei due artefici).Proprio in quel  contesto ,pur stritolato  dalla  fama di clienti quali Andy Warhol,Bjorn Borg e Liza Minelli,il dj Nicky Siano riesce a ritagliarsi una fetta di celebrita’ non solo per essere il primo a miscelare i dischi avendo tre “piatti” davanti, ma soprattutto facendo esibire  “live” artiste del calibro di Loleatta Holloway,Grace Jones e Donna Summer.Cloni di studio 54 e dell’altrettanto famosa odissea 2001 arrivano ben presto nel nostro paese,che si ritrova  a fare i conti con l’esplosione della “Febbre del sabato sera”.Al giorno d’oggi,pero’,il compito di un dj affermato non e’ solo quello di mixare,ma anche quello di produrre musica!Eh si,perche’ quell’innovativo modo di produrre suoni e melodie con l’aiuto di apparecchiature elettroniche facilmente reperibili sul mercato fa si’ che i dj possano diventare,in modo ancor piu’ semplice del passato,star da hit parade.Ma non basta,perche’ l’avvento dei rave,vere e proprie maratone di ballo  organizzate in location insolite e inondate di musica techno,regala loro addirittura una sorta di semidivinita’.In un rave,infatti,non ci sono cubiste o spettacoli che tengano:gli unici,veri protagonisti sono i disk jokey,cui viene affidato il compito di far scatenare i giovani,che arrivano in massa solo se l’evento in questione propone i dj piu’ famosi.

Dal 1989 al 1995,zenit della dj-escalation,i master piu’ popolari riescono ad attirare fino a 1.000 persone ciascuno,e a incassare anche 5.000 Euro per due ore di lavoro!!!! L’evoluzione della specie si completa andando oltre ogni limite.        Troppi dj e pochi di qualita’,molto fumo e poco arrosto,discoteche in balia di una sola figura professionale.

Dulcis in fundo in alcune parti,si e’ perfino ristabilita quella basilare regola non scritta,tante volte ignorata nel recente passato,secondo la quale a caratterizzare l’impostazione di un locale non deve essere la fama del DJ,bensi’ la sua bravura.